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BOLOGNA

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CHIESE

Basilica di S.Petronio

La Basilica di S.Petronio, dedicata al patrono della città ottavo vescovo dal 431 al 450, è il luogo di culto più importante e imponente del capoluogo emiliano la cui costruzione cominciò nel 1390 sotto la direzione di Antonio Di Vincenzo. Il progetto fu avviato nel tentativo di affermare l’indipendenza del comune dall’enorme influenza della curia di Roma, dando un segnale di forte impatto con la costruzione della magnifica opera. Addirittura Arduino degli Arriguzzi nel 1514 elaborò un nuovo modello a croce latina che avrebbe superato, in grandezza, la chiesa di San Pietro a Roma, la leggenda vuole che il papa Pio VI impedì che i lavori arrivassero a termine. Il 1530 fu una data storicamente molto importante per S. Petronio, che in quell’occasione infatti ospitò l'incoronazione dell'imperatore Carlo V. Nel 1663 su progetto di Girolamo Rainaldi e direzione di Francesco Martini furono completate le volte gotiche della navata centrale. Rimase il problema della facciata ancora incompiuta che oggi è costituita in pratica da un ben visibile rivestimento in marmo decorato con opere degli scultori Jacopo della Quercia, Amico Aspertini e Alfonso Lombardi. Tutto ciò nonostante fossero stati proposti numerosi progetti da personalità del calibro di Domenico Tibaldi, Andrea Palladio e Francesco Morandi. Il portale centrale, ad opera di Jacopo della Quercia è affiancato da pilastri sui quali sono rappresentate scene dell'Antico Testamento, mentre sull'architrave troviamo storie del Nuovo Testamento e sul timpano la "Madonna con Bambino" e "Sant'Ambrogio e San Petronio". Da annoverare sulla porta laterale di sinistra la "Resurrezione" di Alfonso Lombardi e su quella di destra la "Deposizione" di Amico Aspertini. I fianchi sono in mattoni rossi, le decorazioni delle prime due finestre su ambo i lati sono opera di Antonio di Vincenzo, mentre il campanile fu progettato da Giovanni da Brensa tra il 1481 e il 1487. L'interno si segnala per il gusto classico, si articola in tre navate sorrette da dieci piloni sui quali si slanciano gli archi e le volte, le campate della navata maggiore sono a pianta quadrata, mentre le navate minori custodiscono ventidue cappelle ornate di magnifici affreschi, tele, vetrate, opere in legno e in marmo. La controfacciata è valorizzata da due ornati e un monumento sepolcrale in cotto ("Incontro di Gioacchino") di Alfonso Lombardi. Parte del complesso anche una meridiana, ideata e costruita da Gian Domenico Cassini intorno al 1656 dopo che, nei lavori di allungamento della chiesa, era andata distrutta quella di Egnazio Danti. E’ la più lunga del mondo (67,72 metri, foro di luce a m 27 dal suolo, distanza fra i solstizi m 56), la sua lunghezza corrisponde alla seicentomillesima parte del meridiano terrestre e indica sempre, con assoluta precisione, il periodo dell'anno in cui si trova se si fa attenzione al raggio di sole che penetra da un piccolo foro del soffitto.
Nel 1894 fu inaugurato anche un museo storico, sotto la direzione di Tito Azzolini, museo che contiene i disegni originali dei progetti mai realizzati per la facciata, lavori di oreficeria, suppellettile sacra, graduali e antifonari miniati, edizioni musicali.


Basilica di S.Francesco

La basilica di S.Francesco fu edificata fra il 1236 e il 1254 su iniziativa della comunità Francescana che si era stabilita a Bologna fin dal 1218 con Bernardo di Quintavalle, uno dei primi discepoli di S.Francesco. Rappresenta il primo esempio in Italia di stile gotico francese, stile riscontrabile nell’alta facciata e nello slancio imperioso dei due campanili della parte absidale, il maggiore di matrice architettonica gotica del primo ‘400, il minore risalente al 1260. La struttura, massiccia e potente, è sostenuta da robusti contrafforti che ne accentuano la maestosità. Il campanile (1397) fu progettato da Antonio di Vincenzo. Non sfugge sicuramente all’occhio la presenza dei mausolei duecenteschi dei celebri glossatori Accursio, Odofredo e Rolandino De’ Romanzi, i quali si ergono nella parte sottostante gli archi rampanti delle cappelle radiali. L’interno ha nello stesso tempo un tono di grandiosità e di rigore austero, spicca al suo interno la pala marmorea dell'altare maggiore scolpita tra il 1388 e il 1393 dai veneziani Jacobello e Pier Paolo dalle Masegne, decorata con scene della “Vita di San Francesco”, l' “Incoronazione della Vergine e Santi”, il “Padre Eterno e Santi”. Degni di menzione vari monumenti sepolcrali lungo le pareti, tra cui la tomba di Papa Alessandro V, opera dello Sperandio (1482), la cappella romanica Muzzarelli e i chiostri (secoli XIV e XV) del vicino convento fra i quali spicca il Chiostro dei Morti della fine del '300. Dopo i bombardamenti del 1943 la chiesa ha subito numerosi danni, pertanto la facciata e parte delle navate laterali sono state ricostruite.


Basilica di S. Stefano

La basilica di S.Stefano con l’annessa piazza in selciato, è uno degli angoli più interessanti e affascinanti da visitare per un turista che si rechi per la prima volta a Bologna. Il complesso, detto “Delle Sette Chiese”, comprende edifici di diverse epoche ed è attraversato da chiostri, cripte e cortili. Fu ideato a partire dal V secolo dal vescovo Petronio, divenuto poi patrono della città, con l’intento di riprodurre i sette santuari del Golgota. Inizialmente fu costruito il tempio di Iside, trasformato nel V secolo con l'aggiunta della chiesa di San Vitale in un Battistero rotondo seguendo i dettami del periodo medievale. Successivamente nell’ VIII sec. segnato dalla dominazione Longobarda, vi fu aggiunta la chiesa di S. Giovanni Battista. L'avvento dei Benedettini nel X secolo assurse a memoria storica grazie all’edificazione del campanile, del chiostro, della chiesa del Cenacolo e del monastero. Dopo una lunga serie di lavori e rifacimenti terminata nel 1930, il complesso comprende attualmente quattro chiese: la Chiesa del Crocifisso, Chiesa del S.Sepolcro, Basilica dei santi Vitale e Agricola e Chiesa del Calvario.


Basilica di S.Domenico

La costruzione della basilica di S.Domenico inizia dopo la morte del santo nel 1221 sull'omonima piazza costituita da un pavimento di ciottoli fluviali, nella quale sorgono anche le arche dei glossatori Rolandino de' Passeggeri ed Egidio Focherari. Il progetto è su iniziativa dell'Ordine dei Predicatori, devoti al santo asceta spagnolo diffusore del vangelo tra gli Albigesi. La facciata è sobria, tipicamente duecentesca con rosone traforato, fiancheggiata dalla rinascimentale cappella Ghisilardi eretta su disegno di Baldassarre Peruzzi. A testimonianza del titolo di chiesa del capoluogo più ricca artisticamente segnaliamo la presenza di inestimabili opere fra cui dipinti del Guercino (S.Tommaso), di Luca Cambiaso (Natività), di Filippino Lippi (Sposalizio mistico di S.Caterina, 1501), di Lodovico Carracci (S.Raimondo), di Giunta Pisano (Crocifisso). La cappella di S.Domenico che custodisce le spoglie del santo, è impreziosita dalle sculture di Nicolò Pisano (1267), di Alfonso Lombardi (1532) e di G.B. Boudard (1768) ed è sovrastata da una splendida cimasa marmorea di Nicolò dell'Arca (1469-73). La cappella conserva anche altre opere degne di nota come il coro ligneo di Damiano da Bergamo (1490-1549), il "Crocifisso" dolente (1250) di Giunta Pisano e il "Matrimonio mistico di Santa Caterina" (1501) di Filippo Lippi. Impedibili infine due statue di S.Petronio e di S.Procolo, ad opera addirittura di Michelangelo.


Basilica di S.Maria dei Servi

Un meraviglioso quadriportico sorretto da colonne in marmo, iniziato nel 1393 sul fianco della chiesa e completato sul sagrato nel XVI e nel XIX secolo, ci introduce alla basilica di S. Maria dei Servi. Il tempio è di matrice gotica, stile che si evidenzia soprattutto nella parte absidale. La sua costruzione avvenne tra il 1386 e il 1437 grazie alla comunità dei Servi di Maria, su disegno di padre Andrea da Faenza, generale dell'Ordine, che forse si avvalse dell'aiuto di Antonio di Vincenzo, architetto di S. Petronio. La sua fama è dovuta alla presenza di numerose opere d’arte di grande valore, come la Madonna in trono di Cimabue (sec. XIII), la pala marmorea dell'altare maggiore di Michel Angelo Montorsoli (1558-61), gli affreschi trecenteschi di Vitale da Bologna, un singolare polittico in terracotta di Lippo di Dalmasio e preziosi dipinti di G.M. Crespi, dell'Albani, del Calvaert e di altri maestri di scuola bolognese dei secoli XVI, XVII e XVIII.

 

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